Caro Babbo Natale Druido,

 

Da mille sponde e da cento paesi  ho cercato chi potesse esaudire il mio sogno, e sfinito mi affido oggi a Te.

Regalami, te ne prego, quella sottile striscia d’ombra  che si vedeva nel mio vecchio  Ferraris, e che correva alla mia destra lungo la vecchia tribuna, che come una lenta marea copriva la fascia e segnava l’avanzare della partita e il consumarsi delle emozioni, regalandomi visioni del campo e della Nord filtrato da quella calda luce del sole autunnale, che sorprendeva dolci figure di vecchi scaldarsi il cuore e l’anima agli ultimi raggi sui gradoni dei distinti.

Regalami, te ne prego, quelle mille sbarre azzurre della gradinata, a cui mi aggrappavo con le mani e la disperazione della speranza beffata, e la rabbia di un rigore mancato, e la forza con cui accompagnavo un tiro, con lo sguardo del cuore.

Regalami, te ne prego, le mille e una rughe che si aprivano intorno al sorriso di un nonno che insegnava al proprio nipotino come si può amare il Grifo, e regalami anche quel brivido che mi solleticava schiena e collo quando si alzava l’urlo della Nord, e sentivi che quello che ti faceva tremare non era il rumore delle voci, ma l’intensità degli spiriti e delle passioni.

Regalami, te ne prego, il mio vecchio mondo, senza fumogeni, megafoni e petardi, quando pioveva fatto di mille ombrelli che ti scolavano nel collo e non ti facevano neppure vedere la partita, ma tu resistendo c’eri, e quella era la vera Nord, e il tuo respiro segnava passo e tempo nel grande respiro della Nord.

Regalami, te ne prego, l’emozione di quando camminavo la salita dell’elicoidale accanto alle grandi torri grigio argento dei riflettori, su cui si arrampicava sempre qualche pazzo, che invidiavo moltissimo.

Regalami, te ne prego, quelle domeniche mattina sulle Mura delle Cappuccine, sopra Piazza della Vittoria a spiare i Pulmann dei tifosi avversari, prima di andare a mangiare i tagliatelli al sugo di lepre, dalla mamma di Mario, a mezzogiorno in punto, per poter entrare dalle cancellate azzurre alle due spaccate.

Regalami, te ne prego, tutto questo, o anche una sola cosa di quelle che ti chiedo, o anche nessuna di queste, di modo che io le possegga tutte, perfette e intatte, nel mio ricordo, ma in ogni modo, caro babbo Natale Druido, promettimi di non lasciar cadere il sogno che questo calcio di oggi, orribile e mostruoso, senza altro dio che il rumore del vuoto di un tubo catodico, sparisca dalla mia vista e dal mio cuore al più presto, lasciando ancora una volta libero il respiro della speranza, il respiro della Nord.

 

Cecco Angiolieri